Cosa fare se il tubo caldaia del vicino dà fastidio

Cosa fare se il tubo caldaia del vicino dà fastidio

cosa fare se il tubo di scarico del vicino non è a norma  e come comportarsi sulla distanza minima tra balconi e finestre uni 7129 per caldaie a condensazione in condominio nella regione piemonte

La questione delle controversie in merito è piuttosto complicata da molti punti di vista ma il cittadino che si sente minacciato dalle emissioni di fumi della caldaia del vicino ha comunque dalla sua parte la legislazione, se appunto l'installazione della caldaia che sia a condensazione o del tipo tradizionale non sono realizzate secondo legge. 
Avviare la procedura di controllo è molto semplice: se un cittadino ritiene che il tubo caldaia del vicino non sia installato  nel pieno rispetto delle distanze di sicurezza, è suo diritto contattare l'Azienda Sanitaria Locale o gli enti tecnici comunali predisposti a questo compito per effettuare dei controlli e delle valutazioni in merito e verificare che, effettivamente, non siano state rispettate le indicazioni di legge. Gli ispettori inviati dal comune o dalla ASL richiederanno la documentazione tecnica relativa all'installazione, come la dichiarazione di conformità dell'impianto a regola d'arte, l'asseverazione dell'impossibilità di scaricare a tetto i fumi ed i prodotti della combustione, e nel caso i cui la nuova caldaia sia stata installata nella regione Piemonte il codice impianto termico con il relativo libretto impianto di climatizzazione estiva ed invernale.Una volta riscontrate le regolarità o le irregolarità l'ispettore della provincia o l'ispettore asl prescrive l'impianto . In quel caso, il cittadino non a norma ha l'obbligo di rettificare la sua posizione entro un determinato periodo imposto dalla legge, oltre all'obbligo del pagamento di una sanzione amministrativa.

Nel caso in cui, dopo l'accertamento e a seguito delle indicazioni di modifica non rispettate, il cittadino che si sente offeso da una condotta non regolamentare può procedere con una convocazione processuale per dirimere la controversia. 
Infatti, l'emissione di fumi non regolare in base al non rispetto delle indicazioni di distanza previste dalla legge può essere punita in base all'articolo 674 del codice penale, ossia alla voce 'Getto pericoloso di cose'. Si tratta di un'interpretazione letterale ma pertinente della legge, secondo la quale chiunque getti o versi cose che possono imbrattare, molestare o offendere [...] oppure provochi in maniera continuativa l'emissione di gas, quindi anche di vapori e di fumo che possono comunque causare un danno al prossimo, è soggetto a una ammenda amministrativa fino a 206 euro oppure a una pena detentiva fino a un mese di reclusione, oltre che al risarcimento del danno eventualmente causato
In base a questa norma, quindi, qualunque tipo di emissione prodotto da una caldaia a gas può essere punita.

Infatti, al di là della distanza minima imposta dalla normativa UNI 7129, ad arrecare un fastidio può concorrere anche la quantità di PDC immesso nell'atmosfera. In alcuni casi, anche se l'impianto è stato realizzato con scarichi a parete regolamentari per quanto riguarda le distanze, ma non per quanto concerne la classe di emissioni, il livello di PDC risulta essere più elevato rispetto al limite di tolleranza imposto dalla legge. In queste condizioni si ha una situazione conclamata di molestie che può essere punita sulla base dell'articolo 674 del codice penale, perché si genera un pericolo acclarato per la salute pubblica. 
Questa norma, di fatto, è una delle applicazioni pratiche dell'articolo 32 della nostra Costituzione sul diritto alla salute dei cittadini. In base a questo, l'articolo 674 non richiede la reiterazione del fatto per essere applicato ma è sufficiente anche un solo, singolo episodio in cui l'emissione di vapori, gas e fumi non rispetti il limite di tolleranza. Tutto questo è considerato un fatto lesivo per la salute pubblica, e questa è la ratio incriminatrice della legge in oggetto.
In sede processuale hanno valenza massima le dichiarazioni e le testimonianze dei teste, soprattutto se queste sono persone con una conoscenza diretta dei fatti in questione. Risultano, quindi, rilevanti a livello processuale, le dichiarazioni fatte da vicini di casa ma anche quelle dei tecnici comunali o dell'Azienda sanitaria Locale chiamati per la verifica della situazione denunciata. 
Ovviamente, in sede processuale, i tecnici e i periti nominati dalle parti sono tenuti a presentare una dichiarazione e una relazione oggettiva sui fatti, argomentata e dettagliata in ogni punto, tale che è possibile dimostrare l'effettiva sussistenza del reato denunciato
Ovviamente si tratta di un processo che non ha tempi di conclusione brevi, quindi prima di ricorrere alle vie legali si consiglia di trovare una soluzione pacifica extra-giudiziale con il proprio vicino.

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